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PERCHÉ L’E-COMMERCE NON USA LA MUSICA COME STRUMENTO PER ATTRARRE E FIDELIZZARE I CLIENTI?

Sticky Post Luglio 23, 2020 By

Moltissime persone ascoltano, più o meno coscientemente musica tutti i giorni tutto il giorno.

C’è sempre una colonna sonora che ci accompagna, nei negozi, nei ristoranti, negli alberghi, nei centri commerciali, nelle stazioni.

Ci facciamo poco caso perché più che musica è un rumore di fondo che ci accompagna senza interferire con la nostra attività però ricordo con stupore che, in un bellissimo ristorante di Verona, la cosa che maggiormente mi colpì e che porto ancora con me, oltre alla raffinatezza del locale, la qualità dei piatti e del servizio, era la musica di sottofondo, suadente ma non invadente, chiesi se era una radio o una playlist e mi fu risposto che la musica veniva scelta appositamente da un dj locale per accogliere meglio la clientela.

Mia moglie non se ne accorse fino a quando non le feci notare la particolarità: solo allora apprezzò.

Proprio ieri sono andato in ospedale per fare una terapia in day hospital: appena entrato in ambulatorio ho sentito della musica rock veramente bella uscire dalle casse ed ho fatto la stessa domanda che posi al ristorante: la risposta è stata che al primario piaceva quella musica, aveva creato la playlist e veniva usata come sottofondo per rilassare le persone che lavoravano durante gli interventi.

Due esempi assolutamente opposti ma che mettono in luce la relazione forte che esiste tra le cose che facciamo ed i suoni che ci circondano.

Se sono in un bosco mi piace sentire uccellini o cicale, ma se cammino per strada spesso ho voglia di avere nelle orecchie le mie cuffie per non sentire i rumori della città che, specie dopo la chiusura dei mesi scorsi, pur con tutti i rallentamenti del caso, poco hanno di affascinante almeno di non ascoltarli dall’alto, su di un terrazzo, sorseggiando qualcosa e commentandoli con qualche amico.

Tutto questo per dire che la musica ci qualifica, ci definisce e fornisce, se analizzata in modo adeguato, informazioni importantissime sul nostro stato d’animo, sui nostri gusti, sulle nostre abitudini e sui nostri bisogni.

Ho visto raramente siti di e-commerce dove fosse presente una musica, a meno che non si trattasse di siti di brand con un jingle che li caratterizza.

No, parlo proprio di musica per far sì che il nostro acquisto sia più facile ed invitante.

Se mi piacesse la musica barocca ed arrivassi per bisogno o curiosità su di un sito che quando lo apro mi accoglie con le note di Bach ne sarei sicuramente molto più incuriosito e certamente continuerei a navigarlo, almeno per finire il brano!

Ora che la musica vive un periodo nuovo, dove i concerti dovranno aspettare almeno alcuni mesi, dove le discoteche possono essere fonte di preoccupazione più che di divertimento, dove nei pochi negozi di dischi il vinile ha sorpassato il cd nelle vendite la musica è diventata “liquida” come si è cominciato a definirla da un po’ di tempo, perché slegata dal un qualsiasi supporto fisico.

Spotify, Amazon Music, Apple Music ed altri danno la possibilità alle persone di ascoltare la propria musica senza dover avere impianti stereo, spazi per raccogliere i supporti fonografici, luoghi dedicati all’ascolto: insomma, puoi crearti la tua playlist ed ascoltarla dove e quando vuoi e, volendo, anche con chi vuoi.

L’Italia è il paese dove maggiormente le persone consultano Shazam per sapere di chi è quel brano: quindi la musica colpisce ancora il nostro immaginario!

Perché allora non si possono identificare profili anche in base a queste abitudini ed utilizzarli per offrire loro percorsi di ricerca, acquisto e utilizzo più soddisfacenti e nuovi?

Può essere che la musica sia una forma di segmentazione valoriale e sensoriale che interviene nei processi decisionali delle persone?

Se Amazon mi propone dischi che sono contigui a quelli che ho comprato o degli stessi autori non penso non possano utilizzare algoritmi più raffinati per dare una terza dimensione a questi miei interessi, una dimensione comportamentale cui siano associati prodotti o servizi che sono correlati ai miei gusti musicali.

Come Facebook profila e cede le informazioni dei suoi utenti a chi gliele compra perché non è possibile incrociare tali informazioni anche con quelle provenienti dai siti musicali?

Privacy?

Quando accettiamo di raccontare ogni cosa su di noi a tutti, quotidianamente, su tali siti non possiamo nasconderci dietro il dito della privacy: esiste tale diritto, sta in noi gestirlo con giudizio e lungimiranza, non possiamo delegarlo a chi ci fornisce lo spazio digitale per farlo.

La musica è un tramite fortissimo per entrare in contatto con i nostri potenziali consumatori, è una strada che ci porta dritto nell’anima di molte persone che cercano oggetti, luoghi, servizi anche attraverso ricordi legati ai suoni ed a chi li ha prodotti e continua a farlo.

Una melodia la puoi ascoltare infinite volte, non è come un libro che, una volta letto, lo devi sedimentare se vuoi ricominciarlo, non è un quadro che ti rimane impresso nella memoria ma del quale puoi al massimo avere una riproduzione alla parete (a parte pochi fortunati, ovviamente): la musica la puoi anche rincorrere nella tua mente per farla diventare una playlist interiore.

È la forma di comunicazione più antica, anche della parola e dei disegni.

Penso che la musica sia una finestra sempre aperta sui nostri bisogni e la nostra fantasia: è un vero peccato non usarla!

Propongo una riflessione collettiva su tale argomento che penso meriti una attenzione particolare, soprattutto per chi si occupa di marketing e comunicazione.